La Giulia di Pirandello paga a caro prezzo il suo amore clandestino. Una donna sola Giulia, madre di due bambini, moglie “segregata” in casa da un marito “padrone”, e amante di un avvocato forse poco coraggioso per prendersi le sue responsabilità, sono stati stati i protagonisti della commedia pirandelliana la “Morsa”, meglio nota come “L’epilogo”, e che per la giovane si tramuta in tragedia personale.
Una rappresentazione quasi scontata quella vista al Politeama di Lamezia Terme, dove i protagonisti della vicenda amorosa sono solo in tre. Lui, lei e l’altro, ma dove a pagare è sempre e solo la donna. Amata, sfruttata, ripudiata e castigata da un marito che, scoperta la tresca, la caccia via di casa e le impedisce a rivedere i propri figli. Tutto questo la porterà ad uccidersi. Accade tutto in quella casa-teca dove tutto viene vissuto in modo distaccato. Dove a rompere il silenzio di quelle giornate tutte lunghe e uguali, sono solo il vento che fischia fuori dalla finestra, i pigolii delle civette, i suoni animaleschi del vicino bosco e le gocce dell’acqua che cadono da un rubinetto chiuso male. Questi soltanto i segnali di una vita piatta vissuta in quella vecchia casa dove a riempire gli ambienti non ci sono altro che teche arrugginite con vecchi oggetti custoditi al loro interno. In quelle quattro mura dove tutto sembra avere una vita troppo distaccata dalla realtà, si consuma prima il tradimento, poi se ne intuisce la scoperta del marito da parte dei due adulteri, e poi ancora si attende che il tempo faccia la sua parte. Pensieri atroci dominanti per Giulia persa in una stanza vuota. Distratta dalla sua stessa immagine riflessa in uno specchio. Pensa, ha paura, si disprezza, ma è da sola. Troppo vigliacco l’amante Antonio Serra per prendersi le sue responsabilità. Troppo duro e crudele il marito Andrea Fabbri che ritornato da un viaggio d’affari, mette prima sotto torchio lui e poi affronta lei. Troppo debole per tenergli testa. Troppo affranta per trovare giustificazioni. Troppo fragile per andare avanti con un marito che non la vuole più, e per i suoi due figli, Ninetto e Carluccio, che non potrà più rivedere perché così ha deciso il loro padre padrone. L’unica soluzione per quella vita non più vita e per una punizione senza attenuanti, è quella di farla finita. Quella di ammazzarsi. Da sola. In quella stanza buia di una casa fuori città, dispersa tra gli alberi e dove l’unico segno di vita sono alberi alti e bui che costeggiano la vecchia palude.
Un epilogo triste e una storia antica come il mondo. Uno stereotipo radicato nella cultura comune e piccolo borghese al punto di esserne diventato un atroce paradigma. Tutto questo è “La Morsa” di Pirandello. L’”Epilogo” in un solo atto e rappresentato in esclusiva regionale a Lamezia sotto la magistrale regia di Arturo Cirillo dalla Compagnia Sandro Lombardi. Stasera sempre al Politeama della città della Piana la seconda rappresentazione. Lunedì 30 gennaio invece, in scena il terzo appuntamento mattutino dedicato alle scuole.
Antonietta Bruno








