Dedicare un pensiero o una parola alle vittime dell’olocausto è un dovere civile e morale nella Giornata della memoria. Come ogni anno, 27 gennaio significa tornare indietro nel tempo e provare ad immaginare cosa sia stato, per chi ha avuto la fortuna di non viverlo, il terrore nazista e la persecuzione compiuta a danno degli ebrei.
Certamente la pagina più buia della storia, come si è detto più volte, che ha consegnato alla memoria circa 6 milioni di vittime, uccise, trucidate, maltrattate e private di qualsiasi dignità, fisica e morale. Uomini che non erano più uomini, a cui non era più concesso un nome, una famiglia, un’anima, il pudore. Emozioni che la compagnia “Teatro studio 99” di Catanzaro ha portato in scena con “Come una rana d’inverno”, una rappresentazione semplice ma toccante che ha commosso e coinvolto il pubblico della Biblioteca De Nobili, che non ha lesinato applausi e complimenti al regista, Eugenio Conforto, e al cast di attori.
Nessuna scenografia, in scena solo corpi vestiti di nero, privati dunque della personalità, di tutto ciò che li rende differenti dagli altri, e ridotti ad un numero, ben visibile e impresso sul braccio. Immobili con un libro in mano, a leggere la storia di un antenato, e all’improvviso quelle storie si impossessano del palco e rivivono con gli interpreti che si immergono nel ricordo del terrore vissuto, dei rumori, delle parole, delle grida di quel tempo. Vedono i propri cari allontanarsi e non fare più ritorno, rivedono le camere a gas, sembrano risentire gli odori forti e nauseanti di corpi ridotti come carne al macello, denudati come bestie, messi in fila in attesa dell’ultimo respiro.
E poi quella fiammella di speranza, flebile e resistente, che dà coraggio e non induce “a toccare il filo spinato”, e di colpo le fosse ardenti, i cadaveri uno sull’altro, i volti degli ufficiali tedeschi sempre austeri, ogni giorno esecutori di morte e disperazione. Tutto questo c’è nelle pagine dolorose di autori che hanno vissuto direttamente o indirettamente la Shoah, ma anche di chi è testimonianza di persecuzioni compiute a danno di altri popoli, come i palestinesi, perché come ricorda Eugenio Conforto “non sono stati soltanto gli ebrei ad essere vittime di sterminio”.
Autori che hanno affidato la memoria a volumi che hanno rappresentato, e rappresentano ancora, una testimonianza cruda e diretta, testimonianza non solo di sofferenza, ma anche di reazione, di lotta partigiana, di indignazione per l’indifferenza che ha permesso tali mostruosità , e infine testimonianza della crudele follia. Sei le opere da cui sono stati tratti i monologhi e i passi recitati dagli attori: “Terrore e miseria del III Reich” di Bertold Brecht, “L’istruttoria” di Peter Weiss, “Odio gli indifferenti” di Antonio Gramsci, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “Diario di una giovane palestinese” di Aine Cavallini e “Mein Kampf” di Adolf Hitler, che contiene e tramanda la folle logica da cui tutto ebbe inizio. Storie terribili, lette, ascoltate e rappresentate più e più volte, e che anche ieri, con il volto e la voce di Annalisa Plastino, Valeria Debilio, Antonio Belsito, Luana Posella, Luigia Colella, Eugenia Cardamone ed Eugenio Conforto, hanno commosso ed emozionato come la prima volta.
Azzurra Condello







