Ricordare ciò che è stato. Portare nella mente e nel cuore l’atrocità del crimine contro l’umanità in senso assoluto, facendo in modo che l’uomo possa distinguersi dagli altri esseri viventi per la sua integrità e per la fratellanza verso gli altri, seppur ciò che è successo, la Shoah, rappresenterà un macabro “marchio” dal quale non potrà mai discolparsi. La memoria, non dovrebbe rappresentare momento di riflessione in un solo periodo dell’anno, bensì ogni giorno, ognuno di noi, dovrebbe fare i conti con la propria coscienza. Sarà qualunquismo, ma è così. Il Circolo del Cinema Cinemazaro, presieduto da Domenico Levato, ha proiettato ieri sera presso la Casa del Cinema di Catanzaro (gestita dal Presidente della Cineteca della Calabria, Eugenio Attanasio), l’ultima della serie di pellicole incentrate sul tema dell’Olocausto. Ieri sera dunque, a fare da epilogo alla manifestazione, la riproposizione del film storico – drammatico “La chiave di Sarah”, di Gilles Paquet – Brenner. Una serata che ha suggellato un innovativo progetto, quanto formativo dal punto di vista socio – pedagogico, vedendo il trattamento di documentari e materiale storico, custodito a mo’ di cimelio presso l’aula sita in via Scesi Eroi, nel cuore pulsante del Capoluogo.
“La chiave di Sarah”, un film recente, che affascina per una trama ricca che ha saputo anche discostarsi dalla rappresentazione “standardizzata” dei campi di concentramento, alternando l’attualità, vissuta da un’arguta giornalista francese d’adozione (coinvolta anche affettivamente) alla ricerca della verità. Una chiave, un armadio, il tragico quanto vergognoso rastrellamento franco – nazista che ha colpito oltre 13.000 ebrei dalla “stella gialla” cucita sul petto, la notte tra il 15 e il 16 luglio 1942, per essere condotti al Vélodrome d’Hiver, in quella Parigi ammorbata dall’occupazione tedesca. La vera protagonista del film, non è solo la “piccola grande” Sarah, ma appunto Julia Jarmond, la giornalista americana trapiantata in Francia da vent’anni con suo marito, un architetto e la loro figlia adolescente. Julia si occupa di servizi d’approfondimento ed è per questo che in lei è presente un innato senso investigativo grazie al quale “incontra” Sarah, la ragazzina che tra mille difficoltà, riuscì a sopravvivere agli orrori della guerra. Man mano che Julia approfondisce lo studio, scopre quanto la storia la riguardi più di quanto non si potesse dedurre. E da qui, inizia la sua indagine.
Cosimo Simonetta








